Giornata mondiale della salute mentale

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Domenica 10 ottobre si celebra la giornata mondiale della salute mentale per sottolineare l’importanza di contrastare i numerosi pregiudizi verso chi soffre di disturbi mentali. 

Iniziativa che si celebra ogni anno. è stata stituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (WFMH) e riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ogni anno si porta l’attenzione su un aspetto diverso rispetto all’argomento.

Il tema scelto per il 2021 è “Salute Mentale in un mondo ineguale“, proprio per sottolineare i pregiudizi e la differenza di trattamento tra chi soffre di disturbi mentali e chi è affetto da altre patologie.

Com’è ed era considerata la malattia psichiatrica

Secondo il rapporto redatto dal Sism (Sistema informativo per la salute mentale) del Ministero della Salute e riferito al 2018, gli utenti psichiatrici seguiti dai servizi specialistici, in Italia, ammontano a 837.027 con tassi che vanno da 96,7 per 10.000 abitanti adulti in Sardegna fino a 227,2 in Calabria (valore totale Italia 166,6).

La maggior parte dei pazienti è di età superiore ai 45 anni mentre il 53,8% è di sesso femminile. In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni (soprattutto nelle donne).

In media, i problemi riscontrati fanno riferimento a schizofrenia, disturbi di personalità, da abuso di sostanze e ritardo mentale. Tutti più presenti nel sesso maschile rispetto a quello femminile. L’opposto, invece si manifesta per i disturbi attinenti all’affettività, nevrosi e depressione.

In particolare, per la depressione il tasso femminile è quasi doppio rispetto a quello maschile

Sempre stigmatizzati, i disturbi mentali, nel corso della storia, sono stati interpretati come eventi, non solo negativi e nefasti, ma diabolici, segno del demonio o della volontà divina di escludere dalla società chi ne soffriva.

Le patologie mentali nella storia e nel mondo

In India, già le antiche scritture in lingua indù contengono descrizioni di disagi e comportamenti, riconosciuti oggi come depressione e ansia, attribuiti a entità astratte, sortilegi e stregonerie varie, da curare con erbe medicamentose, incantesimi, offerte agli Déi, etc.

Anche nell’antica Cina si riteneva che le malattie mentali fossero opera di demoni che si impossessavano della persona.

Gli egizi del 3400 a.C. credevano che squilibri mentali fossero causati da avvelenamenti o problemi legati al contatto con la materia fecale, ma anche in questo caso c’era sempre lo zampino di qualche demone.

Gli antichi greci e romani associano la follia alla violenza e al vagabondaggio, senza distinzione alcuna con una certa componente diabolica. Omero, Sofocle e Euripide, nelle loro opere letterarie, descrivono gli insani come posseduti da divinità senza equilibrio.

Nel IV secolo si inizia a parlare di melanconia, una sorte di umore depresso associato al riscontro di bile nera (o melaina) nel corpo, in particolare nell’addome, provocata da un’eruzione della bile del fegato. Anche in tal caso, non si esclude a priori l’intervento di qualche demone.

Alla melanconia, o meglio all’ansia e alla depressione, è dedicato il film intitolato Melancholia del regista danese Lars von Trier, al quale si fa riferimento anche in questo articolo in quanto emblema cinematografico del diverso modo di affrontare una situazione, un pericolo inarrestabile, tra due soggetti, uno sano e l’altro affetto da depressione. 

Sempre allontanati da tutti, ritenuti contagiosi, pericolosi e inaccettabili per la società, i malati vengono, invece protetti in Spagna che, nel 1500, vede la realizzazione di residenze religiose proprio per i sofferenti di disturbi mentali al fine di salvarli dai sani che, causa superstizioni, credenze, folklore locale, li aggredivano e lapidavano. Una prima forma di internamento.

Tornando ai giorni nostri, incuriosisce la credenza popolare diffusa dal 2000 in poi secondo cui ogni personaggio del famoso cartoon Winnie The Pooh raffiguri un disturbo mentale. La teoria è frutto di uno studio del Canadian Medical Association Journal che rilegge in chiave del tutto nuova le storie dello scrittore britannico A.A. Milne (che sembra soffrisse di disturbo post traumatico da stress).

E sempre oggi, sebbene come raccontato sopra, una grande fetta della popolazione soffra di questi disturbi la malattia mentale viene ancora vista come un tabù.

Conclusioni

Per concludere, in occasione della ricorrenza del 10 ottobre, il pensiero va Franco Basaglia, noto psichiatra veneto a cui si deve la Legge 180 del 1978 che decretò la chiusura dei manicomi intesi come luoghi di contenzione e allontanamento sociale per i pazienti costretti a subire terapie molto spesso discutibili, inutili e peggiorative del loro stato di salute. In virtù di tale giornata mondiale uno degli ex manicomi, oggi diventato museo, è aperto al pubblico gratuitamente. Si tratta del Museo Laboratorio della Mente a Roma, allestito nel VI padiglione dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà, a Roma.

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Non mi ricordo com’è cominciato.  A volte, soprattutto negli ultimi anni, mi sono chiesta quale fosse stata la prima volta.  La prima volta che ho provato le vertigini e che ho avuto paura di cadere. 

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