La storia di Valeria

La storia di Valeria

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Mi chiamo Valeria, voglio condividere con voi la mia storia, sperando possa essere d’aiuto a qualcuno.

L’inizio dell’ansia

Ho iniziato a soffrire di ansia in senso patologico cioè per me “limitante e invalidante” dopo la diagnosi di sclerosi multipla nell’agosto 2016, un ricovero di 10 giorni e due parole grosse che sono stati un vero e proprio trauma nonostante fisicamente io stia bene.

Le origini

L’ansia che ne è scaturita forse trova le sue basi nella mia infanzia e adolescenza, in un ambiente familiare fatto di premure dolci, di attenzioni, ma anche di apprensioni reiterate che hanno consolidato in me, più o meno inconsciamente, uno stato di allerta anche di fronte a pericoli non reali.

Dopo la diagnosi tutto ha assunto connotati più forti: ho attraversato momenti difficili in cui l’ansia, talvolta accompagnata dalla depressione, sono venute a farmi visita.

Il linguaggio del corpo

E il mio corpo ha risposto come poteva: con lo stomaco chiuso, strizzato, con la mancanza di appetito, con la nausea, talvolta il vomito, con il sonno disturbato, con la sensazione di pressione al petto e di battito veloce…Ho iniziato un percorso psicoterapeutico e farmacologico, cercando sempre di affrontare e di controllare questa sensazione di disagio.

Ho attivato in me delle risorse, ne ho parlato apertamente, ho cercato delle strategie per uscire dalla pancia del lupo. Ho capito che nessuno mi avrebbe mangiato. Che con la fiducia, la pazienza e gli aiuti esterni se ne esce. Passa. Sì, passa sempre, e si torna ad avere il respiro aperto, il sonno buono, l’appetito normale, la voglia di socialità e di relazioni.

La paura delle ricadute

Le ricadute fanno paura perché si teme di ritornare al punto di partenza, in un loop faticoso che non sai quanto durerà e come si ripresenterà.

Nel frattempo però so di aver messo in atto un percorso, che i pezzettini che ho messo insieme per costruirmi di nuovo ci sono (ben saldi) e che basta rimetterli in ordine.

Le fluttuazioni, forse, ci saranno anche in futuro, nel frattempo cerco di non avere visioni disfattiste e catastrofiche, ma di essere più obiettiva, più legata al presente.

Certo, razionalmente sono bravissima.

Mi sono ammaestrata bene al raziocinio e all’autoanalisi.

A livello emotivo so che c’è molto da lavorare. Ma sono sulla buona strada. Al punto di partenza non si torna mai.

Grazie per l’ascolto di queste mie parole.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Enza

    Bella e profonda questa storia di cui apprezzo tanto la frase finale. Al punto di partenza non si torna mai! Lo dovremmo tatuare sulla pelle noi ansiosi, per ricordarcelo ogni volta che l’ansia bussa alla nostra porta😘

  2. Luisa

    Hai ragione Enza, è sempre un’evoluzione e dovremmo ricordarci della lotta che facciamo ogni giorni e dei passi compiuti senza guardare troppo indietro perché di strada da fare ce n’è ma altrettanta ne percorriamo ogni giorno! Grazie per averci letto!

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Su di me

Non mi ricordo com’è cominciato.  A volte, soprattutto negli ultimi anni, mi sono chiesta quale fosse stata la prima volta.  La prima volta che ho provato le vertigini e che ho avuto paura di cadere. 

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