L’ansia nella storia

Ansia nella storia

Indice

Dalla melanconia dei Greci ai giorni nostri

Intervista alla psicologa Ludovica Fiorino

Gli antichi Greci la chiamavano “melanconia” e ritenevano derivasse dall’atrabile, la bile nera, un fluido freddo, uno stato d’animo, un umor nero. È l’ansia. Oggi, numerose persone ne soffrono in varie forme acute e convivono quotidianamente con questa condizione. L’Istat stima che siano 2 milioni e mezzo gli italiani che soffrano di disturbi da ansia (dati risalenti al 2017) e l’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali dell’Aifa, alcuni anni fa, ha registrato una spesa di 377,2 milioni di euro in ansiolitici.

In passato, sempre i Greci, affrontavano l’ansia esponendosi alla luce del sole, cibandosi in maniera leggera e dedicandosi a bagni, attività ginnica, musica.

In epoca medioevale, dovendo fare i conti con peste, malattie d’ogni genere, invasioni nemiche, guerre, carestie, povertà diffusa, paura della fine del mondo intorno all’anno Mille, soffrire d’ansia era praticamente una consuetudine. La cura, l’unica che si riteneva valida, era la religione e una vita più che morigerata ed esemplare, oltre a rimedi quali salassi, piante allucinogene, gemme particolari a cui si associavano benefici e poteri magici. Tutto questo nel “migliore” dei casi, visto che le malattie mentali erano interpretate come possessione demoniaca con le conseguenze del caso tipiche del cosiddetto secolo buio.

Durante l’Illuminismo fa capolino la scienza, la ricerca, la sperimentazione, senza accantonare decotti, erbe mediche, oppiacee, pietre preziose, docce caldo-fredde, riposo.

Successivamente, disturbi come l’ansia, la depressione, l’angoscia e altre nevrosi vennero inserite in un unico calderone, senza distinzione, e ritenute isteria (a cui si ispira il film del 2011 dal titolo Hysteria). Il primo a valutare un distinguo è Sigmund Freud.

Melancholia, ansia e depressione sullo schermo

Uno dei film che affronta il tema dell’ansia e della depressione è Melancholia del regista danese Lars von Trier. Sottolinea la differenza comportamentale tra due persone, due sorelle, Justine, che soffre di disturbi depressivi e Claire. Insieme devono affrontare l’inevitabile e vicinissima fine della Terra, causata dalla collisione con un altro pianeta. La catastrofe è scontata, non è mai messa in discussione. È il diverso modo di affrontarla ad essere co-protagonista della storia. Rassegnazione lucida da una parte (Justine) e ansia dall’altra (Claire).

La dottoressa Fiorino ci spiega cosa sia l’ansia e come affrontarla

Dottoressa Fiorino, cos’è l’ansia e chi ne soffre maggiormente? 

L’ansia è uno stato emotivo naturale, piuttosto complesso, che tutti noi proviamo. È molto simile alla preoccupazione e serve a proteggerci dalle minacce esterne, affrontarle nel migliore dei modi, anche evitandole o, se necessario, fuggendo da esse. Il problema, quindi, viene anticipato proprio perché potrebbe causare un danno se non viene impedito.

Una certa “dose” di ansia si manifesta nella vita di ogni persona ed è normale e utile che sia così. Pensiamo all’ansia da separazione provata dai bambini le prime volte che sono lontani dai genitori, o all’ansia provata in relazione a grandi cambiamenti nella nostra vita, o ancora all’ansia da prestazione prima di un esame: in tutti questi casi si attivano le risorse interne dell’individuo e vengono rafforzate le sue capacità di agire per la risoluzione del problema. Possiamo dire che l’ansia è uno stimolo all’azione.

L’ansia è “normale” se si prova in corrispondenza di uno stress intenso e se è limitata nel tempo.

Se si manifesta in assenza di uno stress evidente o quando non diminuisce o smette di essere presente in seguito all’allontanamento del motivo di stress, si tratta invece di un disturbo d’ansia. Nei disturbi d’ansia rientrano il “disturbo d’ansia generalizzata”, “l’ansia sociale”, “i disturbi fobici specifici”. L’ansia diventa eccessiva, difficile da gestire, investe diversi ambiti della vita quotidiana: la scuola il lavoro, la famiglia, la salute. La persona è sempre in allerta, costantemente preoccupata per il futuro, in uno stato di tensione continua, investita da uno stato di inquietudine che sfugge al suo controllo.

A soffrire d’ansia sono, in media, più le donne o gli uomini? Questo per motivi che possono ricondursi anche a ruoli sociali?

Secondo recenti studi la probabilità per le donne di soffrire di disturbi d’ansia è quasi il doppio rispetto agli uomini. Questo può essere riconducibile, sia a fattori biologici, come la presenza di diversi livelli di ormoni in alcune fasi della vita, sia a condizioni psicosociali diverse: il modo di approcciare alle situazioni, più riflessivo e quindi più “pensieroso”, con il rischio di rimuginare sulle cose, il cambiamento legato al ruolo della donna che negli ultimi anni è spesso sottoposta ad una maggiore pressione, diventando lavoratrice ma continuando ad occuparsi della casa e dei figli, spesso in maniera esclusiva. A questo si legano condizioni socio economiche differenti. Non dimentichiamo inoltre che le donne sono più spesso vittime di abusi, fisici e mentali, condizioni queste strettamente correlate allo sviluppo dei disturbi d’ansia.

Quali consigli offrire a chi soffre d’ansia per affrontare in maniera naturale, autonomamente, momenti critici.

Quando l’ansia è eccessiva ci sentiamo incapaci di affrontare anche le situazioni più semplici della nostra quotidianità. Ci sembra di non essere più autonomi, tutto è difficile, faticoso.

Chi soffre di ansia è generalmente più attento alle sensazioni del proprio corpo e la reazione ad ogni minimo cambiamento, come la respirazione o la sudorazione, è quella di cercare di controllare la situazione; ciò genera a sua volta un senso di allarme e tensione che aumenta il livello d’ansia. Insomma, l’ansia genera ansia, possiamo dire che si autoalimenta, è difficile, anche se non impossibile, mettere un freno a questo flusso di pensieri.

Essere consapevoli di avere l’ansia può rappresentare un primo passo per ridurre questo stato di tensione. Dirsi “va bene, ho l’ansia perché sono preoccupata per questo motivo” ci mette nella condizione di avere realmente il controllo: sappiamo il perché ci sentiamo in quel modo. Può essere molto utile identificare tutte le situazioni in cui siamo stati in grado di superare spontaneamente un attacco d’ansia, le risorse migliori sono quelle che abbiamo già dentro di noi.

L’aiuto di un esperto in questi casi può fare la differenza poiché ci permette di mettere a fuoco sia le difficoltà sia le nostre risorse.

Quali percorsi sanitari sono consigliati?

Quando l’ansia diventa invalidante è necessario rivolgersi ad uno specialista. Diversi approcci possono essere utili a superare quella specifica difficoltà purché si stabilisca un rapporto di empatia, di compliance con il professionista.

In alcuni casi può essere necessaria una terapia farmacologica che non deve mai essere “autoprescritta” o consigliata da amici o parenti: ogni persona è diversa e diverse sono le motivazioni profonde che possono portare a sintomi anche simili.

Perché alcune persone, nonostante l’assunzione di farmaci e un percorso psicologico, sembrano soffrire d’ansia con continuità, per anni.

Credo che il problema sia riconducibile al fatto che spesso le persone hanno come obiettivo quello di eliminare l’ansia dalla loro vita, ma ciò non è possibile perché, come abbiamo detto all’inizio, l’ansia è uno stato emotivo naturale e utile quando si presenta come una reazione d’allerta diretta verso uno stimolo reale e conosciuto.

Gli obiettivi dovrebbero piuttosto essere quelli di identificare i motivi che ci fanno reagire in maniera “eccessiva”, cosa ci genera ansia e quali strategie possiamo utilizzare per attivare le nostre risorse interne.

Contatti:

Dottoressa Ludovica Fiorino

Studio: Torino, Via Valdieri 4
Mail: info@ludovicafiorino.it
Cell: 3284124186

https://www.facebook.com/ludovicafiorinopsicologa

linkedin.com/in/ludovica-fiorino-478b4780

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Su di me

Non mi ricordo com’è cominciato.  A volte, soprattutto negli ultimi anni, mi sono chiesta quale fosse stata la prima volta.  La prima volta che ho provato le vertigini e che ho avuto paura di cadere. 

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