L’importanza del respiro

Agiapal Kaur

Indice

Il potere della mente

La mente è capace di astrazione, può generare ogni sorta di idee e di immagini, pensare a cose sublimi o tremende: c’è tutta una gamma di possibilità.

Se abbiamo una certa dimestichezza del funzionamento della nostra mente, quando ci sentiamo confusi e irritati possiamo, in linea di principio, scegliere se odiare quei sentimenti e reagire ciecamente o essere più pazienti e osservare che si tratta di una condizione temporanea e mutevole di confusione, di rabbia, di avidità.

A volte però questa capacità di distacco da se stessi, questa capacità di osservarsi, non si manifesta e ci identifichiamo completamente con l’emozione che sentiamo, con il disagio, e una “semplice” preoccupazione può trasformarsi in una paura paralizzante: la paura di morire.

Cosa succede in questi casi?

In genere gli stati di ansia derivano da un tentativo di iper-controllo da parte della nostra mente su una o più questioni della nostra vita, spesso tutte. L’ansia infatti è una forma mentis o forma-pensiero: in un certo periodo della nostra vita abbiamo imparato questo meccanismo, forse ci è stato anche funzionale, ma poi, senza il controllo del proprio sentire, è diventato il nostro modo di relazionarci al mondo.

Chi soffre di ansia spesso lamenta mancanza di aria, fiato corto, “come se non respirassi pienamente”, dicono. E per il nostro cervello non c’è nulla di più dannoso che non respirare in maniera corretta: se manca sufficiente ossigeno andiamo più facilmente in confusione mentale o emotiva.

Quindi, per avere una mente serena, chiara ed efficiente e per contrastare gli attacchi d’ansia o di panico, possiamo attingere alla vitalità del respiro, la cui sostanza nello yoga viene chiamata prana: alimento nutriente e che ci sostiene.

Il respiro 

Il respiro è gratuito, disponibile in ogni momento; occorre sapere come usarlo.

Ad una persona che sta avendo una crisi d’ansia o di panico non puoi dirle di fare un respiro lungo e profondo: non può farlo (e se potesse ti vorrebbe strozzare perché glielo stai dicendo!).

Come Luisa scrive nel suo post “come aiutare chi ha un attacco di panico”, la cosa migliore che possiamo fare per aiutare una persona in tale situazione è manifestare la nostra presenza, senza essere invadenti e senza minimizzare l’avvenimento.

Nella pratica la cosa più semplice che possiamo fare è mettere una mano sulla schiena della persona che ha bisogno di sostegno, all’altezza del cuore, e invitarla a respirare con noi in questo modo: quattro piccoli inspiri e quattro piccoli espiri, con il naso. Fatelo voi e invitate la persona a seguirvi, almeno per tre minuti; non ditele cosa deve fare; in quel momento non può comprendere, deve solo seguirvi.

Se siete soli e soffrite di attacchi di panico, c’è una respirazione (sempre) molto efficace per iniziare a curarsi: prendere aria in otto piccoli inspiri e buttarla fuori in un unico espiro potente, con il naso e mantenendo la schiena dritta. Lo potete fare anche da sdraiati, per esempio la sera prima di addormentarvi. Provate per 40 giorni per un minimo di 5’ e un massimo di 11’.

Ovviamente quando parliamo di respiro, anche se segmentato, parliamo di respirazione yogica, la quale coinvolge il diaframma: pancia e petto devono riempirsi di prana e svuotarsi. La respirazione corta, toracica, tipica di chi soffre di ansia, blocca il diaframma impedendo così una corretta ossigenazione del corpo e anche del cervello.

L’utilizzo del corpo è indubbiamente molto utile per migliorare il proprio stato psicofisico, per scaricare le tensioni, rilassare ed equilibrare il sistema nervoso, bilanciare il sistema endocrino. Io ho scelto lo yoga, specificamente il Kundalini Yoga: è dinamico e agisce sul corpo bilanciandolo, per giungere a uno stato meditativo profondo e aumentare la consapevolezza. A volte invece si scelgono magari delle attività aerobiche pensando che “stancandosi, ci si rilassa”, ma creare uno sforzo eccessivo nel corpo comporta una conseguente modificazione del respiro, che crea squilibri pranici e relativi disagi al sistema nervoso.

Da un punto di vista filosofico, desiderare di sbarazzarsi di qualche stato emotivo è un atto di mancanza d’amore verso se stessi: riconoscere il desiderio di sbarazzarsi di una parte di sé è importante per non nutrire avversione per le condizioni emotive esistenti, ma per accogliersi e comprendere come comportarsi nella ricerca del proprio benessere.

Un motivo scatenante l’attacco d’ansia o di panico, oltre alle eccessive preoccupazioni e alle troppe cose a cui pensare (complice la mancanza di programmazione e organizzazione!), è lo stress. Ognuno di noi può avere mille motivi per sentirsi stressato e sovraccarico, e non essere in grado di gestire le emozioni emergenti. Può avvenire all’improvviso, inconsapevolmente se non si è abituati a osservarsi. Quando siamo sotto stress, quando il limite massimo consentito dal nostro sistema corpo-mente viene superato, possiamo iniziare a provare tutta una serie di paure irrazionali. Se non si corre subito ai ripari, si rischia di fissare le paure e avere difficoltà sempre maggiori nell’elaborarle.

A me per esempio successe all’ennesimo messaggio aggressivo del mio ex-marito (dopo 7 anni di messaggi sullo stesso tono): iniziai ad avere vampate di caldo e a sudare freddo, mi sembrava che il corpo si fosse gonfiato e mi mancava l’aria. Ho provato a fare una passeggiata, ma iniziava a calare la sera: vedevo mostri, pezzi di corpi ovunque. Consapevole del mio stato ho iniziato a fare la respirazione in quattro tempi mentre camminavo, coordinandola con i passi. Mi sono un po’ calmata e sono rientrata, ma ho temuto di trovare una persona morta dentro la doccia: sono scoppiata a ridere. Ero andata in tilt, completamente. Il respiro mi aveva riportato sul piano di realtà e quando la mia mente ha tentato di riportarmi indietro, ho visto l’assurdità del mio stato.

Rilassare il corpo e portare chiarezza alla mente permette di fare emergere la problematica in forma cosciente; portarla all’assurdo consente di guardarla in prospettiva e alla fine sembra era comico, come se tutto fosse una commedia.

Lo so che non è semplice, lo so che quando ci stai dentro è orribile e so che a volte ci vuole del tempo per riprendersi da un evento del genere, ma è possibile guarire e anticipare i tempi evitando il ripetersi di altri episodi.

Chi sono

Agiapal Kaur, significa colei che sostiene gli altri connettendosi alla forza divina.

Pratico yoga da circa 20 anni, inizialmente Hatha Yoga e Yoga Ratna poi, dal 2003, Kundalini Yoga che insegno dal 2010. Da novembre 2019 insegno anche Yin Yoga. Mi occupo di Sat Nam Rasayan, una tecnica di cura in stato meditativo e ho frequentato il Centro di consapevolezza, psicosomatica e crescita personale di Bagni di Lucca. Conduco workshop dedicati al recupero della vitalità e riduzione dello stress, all’esplorazione e al miglioramento delle relazioni familiari e interpersonali e tengo sessioni individuali per sostenere le persone nei periodi di crisi e cambiamento. Esiste per ognuno di noi una via gentile che conduce alla stabilità e felicità. Trasmettere gli insegnamenti ricevuti, condividere le trasformazioni interiori di chi pratica e dedica il tempo alla ricerca della propria autenticità è una benedizione di cui sono grata. Vivere gli uni per gli altri nella grazia è la mia aspirazione.

www.yogassisi.it

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Su di me

Non mi ricordo com’è cominciato.  A volte, soprattutto negli ultimi anni, mi sono chiesta quale fosse stata la prima volta.  La prima volta che ho provato le vertigini e che ho avuto paura di cadere. 

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