Pioggia, ansia e petricore, quell’”odore di buono” quando piove

ansia e pioggia

Indice

Ansia e pioggia.

Nuvole scure all’orizzonte, la brezza del vento che soffia sul viso, il cigolio ripetitivo della sedia a dondolo che mi culla e si culla sul pavimento in legno della veranda, la pioggia che scandisce il ritmo del tempo in un pomeriggio pigro, mentre sorseggio il mio caffè… Ecco, questa scena da film, un po’ melanconica, un po’ romantica e suggestiva non ha nulla a che vedere con il mio stato d’animo quando piove. Sarebbe bello se la pioggia provocasse sempre simili sensazioni di pace e relax, ma non è così, almeno non per chi, come me, soffre d’ansia.

La pioggia, infatti, nell’immaginario collettivo è rilassante. Un temporale estivo, ovviamente non uno di quelli che provoca devastazione e danni, profuma l’aria, specie in campagna. Provoca quel tipico “odore di buono”, il petricore, ovvero quella sensazione olfattiva, intensa e piacevole, al batter della pioggia sulla terra asciutta. Il tintinnio delle piccole gocce sul tetto, sulle case, sull’asfalto, è calmante e regala un senso di benessere e pace. Benessere e pace che, però cessano all’istante se, quando piove devo recarmi ad un evento, un appuntamento qualsiasi. Allora, la questione cambia e molto. Tutta la pace evocata dalla pioggerellina si trasforma in ansia, agitazione, fretta, fastidio e stress. Eh si, tutto insieme! La pioggia, in tal caso, rallenta i movimenti, persino i pensieri. Impedisce di raggiungere l’auto o la propria destinazione, anche a piedi. La pioggia è insinuante. Penetra, poco alla volta, in ogni poro della pelle. Fa nascere sensazioni di fretta, angoscia.

Quali sono le paure della pioggia?

Certo, sono tutti sentimenti soggettivi, individuali, personali, ma l’ansia di cui soffro, si amplifica con la pioggia: paura di bagnarsi, di scivolare, di slittare a bordo dell’auto, di ritardare ad un incontro, paura delle paure da pioggia.

Chi, come me, tenta di gestire la propria ansia concedendosi pause, respirando “aria pulita” su una panchina, o sedendosi su un gradino tentando di non dare nell’occhio, con la pioggia non lo può fare. Non lo può fare senza apparire completamente pazzo o, magari bagnarsi del tutto come un pulcino.

E allora? Allora, vedi la gente correre cercando di non bagnarsi o di rifugiarsi sotto qualche metro di portico e il cuore inizia a battere all’impazzata perché non tieni il passo, non sopporti quella corsa altrui attorno a te e desideri soltanto essere seduta sulla sedia a dondolo ereditata dalla vecchia nonna, proprio quella della veranda col pavimento in legno.

Come gestisco l’ansia causata dal maltempo

In quei momenti, in realtà, io mi sento inerme e priva delle mie poche sicurezze. Cosa suggerisco? Beh, mi concentro sul respiro, sul mio respiro, cercando di rallentarlo, di sentirlo davvero, profondamente e di concentrarmi su di esso. Lo ascolto dall’interno anche se fuori c’è rumore.

Respira. Respira piano. Poni attenzione alla postura che aiuta e distrae. Concentra il pensiero su qualcosa di bello. Non è facile. Non lo è mai. Sono tutte forzature del nostro modo di essere. Cerco di estraniarmi dalla realtà, dalla pioggia, dalla corsa sotto la pioggia e penso. A qualcosa di bello, di buono. Penso. A qualcosa di divertente, persino di creativo. È un allenamento da ripetere fino a quando diventa (quasi) normale, un’abitudine. Poi, alla fine, dopo tanto esercitarsi, dopo tanta ansia, dopo i sentimenti d’angoscia, arriva il sollievo. La pioggia cessa o la meta si conquista. Si arriva dove si doveva arrivare, dove qualcuno ci aspettava e si chiude la porta alle proprie spalle. Magari, un grande ombrello può aiutare a sentirsi al riparo, non solo dalla pioggia, ma anche dalla propria ansia e, chiuso, sorregge le gambe a agevola il cammino. Quello fisico e quello emozionale.

Lascia un commento

Condividi sui social:

Please share this

Su di me

Non mi ricordo com’è cominciato.  A volte, soprattutto negli ultimi anni, mi sono chiesta quale fosse stata la prima volta.  La prima volta che ho provato le vertigini e che ho avuto paura di cadere. 

Potrebbero interessarti anche:

Giuseppe Fassino

Sulla morte di mio padre

Credevo che mio padre fosse immortale o, per lo meno, non ho mai contemplato la sua assenza nella mia vita. scopri di più!

Agiapal Kaur

L’importanza del respiro

La mente è capace di astrazione, può generare ogni sorta di idee e di immagini, pensare a cose sublimi o tremende: c’è tutta una gamma di possibilità. Scopri di più!

Elisa Pasquini

L’ansia e la floriterapia

E’ una terapia innocua, senza controindicazioni, che può essere presa dagli 0 ai 99 anni, non interferisce con altri medicinali e non da dipendenza. Scopri di più leggendo il mio articolo!

Gli argomenti del blog